Ab ovo
Calcare, 1975 · Varsavia, la scarpata della Trasa Łazienkowska
Un blocco di calcare alto quasi tre metri, tagliato per il verso lungo: la massa di sopra scende con una curva, quella di sotto si apre in una nicchia, e nel varco fra le due sta un uovo di pietra — liscio, dove tutto il resto è tenuto ruvido.
Sta a Varsavia dal 1975, sull’erba della scarpata che affianca la Trasa Łazienkowska, la strada che in quegli anni taglia la città verso la Vistola. Non ci è arrivata dopo: esiste un progetto scritto per quelle aree verdi, e l’opera è nata per stare lì.
L’opera
La veduta che il catalogo della personale del 1999 sceglie per lei: la pietra sull’erba, e dietro la strada.
Tavola del catalogo della personale di Varsavia, 1999.
Una galleria lungo la strada
Varsavia, la Trasa ŁazienkowskaQuando la Trasa Łazienkowska viene aperta, il tratto che scende da plac Na Rozdrożu verso la Vistola diventa una passeggiata nuova, e lungo la scarpata il distretto di Śródmieście fa collocare una fila di sculture in pietra di artisti varsaviani. Con Antonina ci sono Tadeusz Sieklucki, Henryk Wróblewski, Władysław Trojan, Ryszard Stryjecki.
Un quotidiano della città la annuncia prima che sia in piedi, in una didascalia di due righe: «Rzeźbę, której centralnym punktem jest jajko, proponuje warszawiakom» — una scultura il cui punto centrale è un uovo, la propone ai varsaviani. Poi una rivista illustrata dedica alla fila un servizio a colori, fotografie di Henryk Jurko, e la pubblica insieme alle altre, numerata cinque, col titolo che poi le resterà: «Kompozycja».
È una committenza cittadina, non un simposio: l’opera non nasce davanti al pubblico in tre settimane di lavoro, nasce per un tratto di scarpata che nessuno guardava e che la strada nuova aveva appena reso un posto.
Il modello
Lo stesso disegno in moganoDell’opera esiste anche una versione da tenere in mano: lo stesso disegno in mogano, con le due masse e l’uovo nel varco. Il legno è lucidato, e l’uovo è la parte più chiara — tirata a specchio, come lo sarà la pietra dentro la nicchia.
È il modo di lavorare che in lei ricorre: prima il pezzo piccolo, che si gira e si guarda da tutti i lati sul tavolo, poi la stessa forma alla scala del paesaggio. Fra i due c’è un salto che non è solo di dimensione — nel mogano l’uovo si vede subito, nel calcare bisogna avvicinarsi alla nicchia per trovarlo.
I due nomi
Ab ovo, e «Kompozycja»Il titolo che le dà l’artista è latino. Il nome con cui la città la conosce è la parola più generica che ci sia: «Kompozycja», composizione. Lo porta già il progetto — «Kompozycja, pietra, per le aree verdi della scarpata» —, lo porta la didascalia della rivista, e lo portano ancora oggi le mappe di Varsavia.
Il resto è rimasto dove era. Attorno gli alberi sono cresciuti fino a chiuderle il cielo, e la pietra è stata ripulita: il calcare è di nuovo chiaro, e la nicchia con l’uovo si legge come nelle fotografie dei primi anni.