Atlante

A cielo aperto

Ventuno opere · sette paesi · quarant’anni

Per un decennio Antonina lavora all’aperto, in pubblico, in paesi che non sono il suo: due mesi su un blocco di arenaria in un parco, otto settimane dentro un giardino zoologico, davanti a chi passa. Poi riparte, e la pietra resta dov’è nata.

Le sue opere sono sparse per l’Europa per come sono state fatte, non per dove sono state esposte. Questa mappa è il racconto di quel modo.

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1971 · Slovacchia

La prima volta che parte

Il simposio di scultura in legno di Moravany nad Váhom, presso Piešťany, cura teorica di Tomáš Štraus. Antonina è l’unica partecipante straniera. Ne esce «Ręce», cinque blocchi di rovere alti due metri da cui si protendono mani.

Un cronista di Pravda la vede lavorare e scrive che l’opera «risveglia alla parola una possente forma arcaica, da cui si protendono le mani dell’uomo, dell’uomo che chiama e che vince». L’anno dopo výtvarný život la dà fra le opere più alte dell’intera collezione di Moravany. La scultura è ancora là, nel parco del castello.

Ręce, Parco del castello, Moravany nad Váhom
Ręce Parco del castello, Moravany nad Váhom · 1971
1976 · Slovenia

Il legno è materia viva

A Kostanjevica na Krki, nel parco di Forma Viva, scolpisce «Sfera»: tre metri di rovere. È qui che dice come guarda i materiali — la pietra è materia morta, il legno è parte del mondo vivo e accoglie di buon grado lo scalpello; l’albero muore quando lo si abbatte, ma lo scultore, dandogli una forma nuova, gli insuffla nuova vita.

Della massa sferica col nucleo dice che riprende la forma dell’occhio, «la più grande creazione della natura, capace di guardare e anche di vedere».

Sfera, Forma Viva, Kostanjevica na Krki
Sfera Forma Viva, Kostanjevica na Krki · 1976
1976–1978 · Germania

Tre volte in tre anni

Il simposio di Reinhardtsdorf le dà l’arenaria; l’opera che ne nasce, «Zbliżenie», arriva nel Treptower Park di Berlino e vi porta un titolo tedesco, «Werdendes». Sul fianco sinistro c’è la firma incisa: AWJ, 1976.

L’anno dopo è a Hoyerswerda: otto scultori da sette paesi, due mesi di lavoro, tema una canzone di Brecht ed Eisler. La stele col testo è opera collettiva e sul retro porta le firme di tutti e otto — c’è una firma di Antonina incisa nella pietra, in Germania, e non è su una sua scultura.

Nel 1978 il giardino zoologico di Rostock la chiama a scolpire dal vivo. Comincia il 21 giugno su due blocchi di arenaria da due tonnellate e mezzo l’uno; finisce dopo neanche otto settimane, davanti al pubblico dello zoo, e il 15 agosto l’opera viene inaugurata dal direttore.

Cywilizacja II, Giardino zoologico, Rostock
Cywilizacja II Giardino zoologico, Rostock · 1978
1978 · Russia

E poi, molto più a est

L’unica che non sta all’aperto, ed è la più lontana. Un rilievo di un metro e mezzo per sette e mezzo nell’atrio dell’ambasciata di Polonia a Mosca, vinto a un concorso a inviti. Ci lavora già nell’agosto del 1977, mentre è a Hoyerswerda, e lo monta in loco l’anno dopo.

Il soggetto è un’aquila. Nel suo racconto in prima persona restano le tensioni politiche del cantiere attorno a un’aquila senza corona.

Orzeł, Ambasciata di Polonia, Mosca
Orzeł Ambasciata di Polonia, Mosca · 1978
1970–1992 · Polonia

E intanto, a casa

Mentre viaggia, la Polonia si riempie. Płock nel 1970, la Skarpa di Varsavia nel 1975, Zamość nel 1978, la piazzetta della biblioteca di Mielec nel 1979, il quartiere Praga nel 1980, Nieporęt nel 1982 e di nuovo nel 1990, la chiesa di Ostrołęka nel 1992.

E nel 1982 il cimitero di Bródno, dove firma la lapide di un ragazzo di diciassette anni, Emil Barchański: un’opera funeraria, ma in situ e visitabile, e legata a una vicenda pubblica.

Matka z książką, Piazzetta della biblioteca, Mielec
Matka z książką Piazzetta della biblioteca, Mielec · 1979
1992–1997 · Austria e Italia

Le ultime partenze

Il venticinquesimo simposio di Krastal, in Carinzia, sposta per la prima volta la sua seconda parte a Villach, nello Stadtpark. Il bollettino comunale racconta che i vicini all’inizio guardarono male gli scultori, come guastafeste, e finirono per portargli dolci e vino. «SOS Natur» sta oggi nel parco di Millstatt.

Poi l’Italia, due volte: il granito di Buddusò, in Sardegna, nell’estate del 1995, e l’arenaria di Fanano, sull’Appennino modenese, nel maggio del 1997.

SOS Natur, Parco di Millstatt
SOS Natur Parco di Millstatt · 1992
1975–2010 · Varsavia

Una città sola

Il quarto di secolo successivo si stringe in una città. Sulla scarpata lungo la Trasa Łazienkowska sta «Ab Ovo», dentro la galleria di scultura all’aperto aperta con la strada. Nel Park Kazimierzowski, dal 2000, il monumento ai maestri dell’insegnamento clandestino. Al Pole Mokotowskie, dal 2010, «Etiuda».

«Etiuda» è l’ultima grande scultura da parco che scolpisce — e a finirla, quando lei non ce la fa più, è sua sorella Teresa.

Pomnik Nauczycieli Tajnego Nauczania, Park Kazimierzowski, Varsavia
Pomnik Nauczycieli Tajnego Nauczania Park Kazimierzowski, Varsavia · 2000
1970 — 2010

Tutte insieme

Ventuno opere in sette paesi, dalla Sardegna a Mosca.

Quasi nessuna è mai tornata a casa: sono rimaste dove sono state fatte, che è poi il modo in cui erano state pensate.

  1. 1970 U progu życia Płock
  2. 1971 Ręce Moravany
  3. 1975 Ab Ovo Varsavia
  4. 1976 Sfera Kostanjevica
  5. 1976 Zbliżenie Berlino
  6. 1977 Cywilizacja I Hoyerswerda
  7. 1978 Orzeł Mosca
  8. 1978 Cywilizacja II Rostock
  9. 1978 Dziecko na chwilę Zamość
  10. 1979 Matka z książką Mielec
  11. 1980 Schronienie Varsavia · Praga
  12. 1982 Zmaganie Nieporęt
  13. 1982 Nagrobek Emila Barchańskiego Varsavia · Bródno
  14. 1990 Wjazd Nieporęt
  15. 1992 SOS Natur Millstatt
  16. 1992 Rzeźba Chrystusa Ostrołęka
  17. 1995 Łza szczęścia Buddusò
  18. 1997 Intymny koncert Fanano
  19. 2000 Pomnik Nauczycieli Tajnego Nauczania Varsavia
  20. 2008 Ślady Stalowa Wola
  21. 2010 Etiuda Varsavia
·

I segni

  • Simposio scolpita sul posto, in pubblico, e lasciata lì
  • Concorso progetto vincitore, poi realizzato
  • Committenza commissionata da una città, uno zoo, una parrocchia, una famiglia
  • Collocazione opera d’atelier, collocata all’aperto