L’opera
Una fila di corpi verticali stretti l’uno all’altro: spalle tonde, teste piccole, nessun volto. Tutto è costruito a tratteggio incrociato — arancio, azzurro, bianco, giallo, verde acqua — e le figure si distinguono dallo sfondo solo perché il colore vi si addensa. Non sono ritratti né personaggi: sono gente, e il titolo non dice altro.
È del 2004, e con la data il titolo smette di essere generico. «Ludzie» è il soggetto con cui il percorso comincia: il gruppo modellato dell’anno del diploma, il legno che ne viene subito dopo, la ceramica del 1968. Trentotto anni più tardi Antonina lo riprende su un foglio, con la stessa costruzione — una fila di corpi affiancati e nessuna faccia.