Kolejne odbicia
Riflessi successivi · mogano, due elementi
Due masse di mogano nate da un blocco solo: i bordi che le separano sono spezzati a zig-zag e combaciano, dente per dente. Su ciascuna affiora un volto, e la linea del taglio passa proprio di lì — nessuno dei due volti è intero.
Il titolo parla di riflessi al plurale, e successivi. Le due metà stanno in piedi da sole e si possono disporre in più modi, e le fotografie dell’archivio ne conservano due. Nel 1999, quando la Galleria di Scultura di Varsavia dedica ad Antonina la sua personale più ampia, il catalogo mette in copertina questa.
L’opera
Le due metà accostate, i bordi quasi a contatto: è la veduta da cui il catalogo del 1999 ritaglia la copertina.
Fotografia: archivio della famiglia, scansione da stampa d’epoca.
Il taglio passa per il volto
Quello che si vede da vicinoSu ognuna delle due metà c’è un volto in rilievo, scavato dentro una conca poco profonda, e la spaccatura lo attraversa: a sinistra si porta via metà bocca, a destra corre lungo il naso. I due volti non hanno la stessa misura — quello di destra è più grande — e accostati non ricompongono una faccia sola. Sono due facce, e il taglio le ha prese entrambe.
Sulla metà di sinistra il legno si è aperto anche lungo la fibra. La fenditura è ricucita da quattro graffe di metallo, e due altre chiudono una seconda apertura più in basso. Restano in vista sulla faccia principale, ed è così, con le graffe, che l’opera va in copertina nel 1999.
Ignacy Trybowski, che nel 1988 scrive il testo della personale di Cracovia, mette queste sculture insieme sotto una formula sola.
«…popiersia i twarze zamknięte w graniastosłupach. Przy ich otwarciu ukazuje się pozytyw i negatyw…» busti e volti chiusi dentro prismi; ad aprirli, appaiono il positivo e il negativo
Due posizioni
Le fotografie dell’archivioLe due metà non sono fissate a niente, e la posizione in cui si mettono cambia quello che si vede. Nelle stampe conservate dalla famiglia compaiono in due disposizioni.
Nella prima stanno affiancate e guardano chi guarda: i due volti si leggono insieme, i bordi spezzati quasi si toccano, e il blocco sembra sul punto di richiudersi.
Nella seconda sono girate l’una verso l’altra. A fronteggiarsi sono le due facce del taglio, e i due volti diventano profili che arrivano a un dito l’uno dall’altro, all’altezza della bocca. Il blocco non si vede più.
Nella sala della retrospettiva del 1999 stanno su un plinto nero, accostate, in mezzo ai grandi legni; la fotografia le prende di sbieco.
La copertina
Varsavia, febbraio 1999Dal 17 febbraio al 14 marzo del 1999 la Galleria di Scultura di Varsavia tiene la personale che raccoglie il lavoro di Antonina dagli anni Sessanta in poi. Il catalogo che ne esce è il documento più esteso che esista sulla sua opera, e sta alla base di buona parte di questo archivio.
In copertina va Kolejne odbicia. Le due metà sono ritagliate dalla fotografia e staccate sul fondo grigio, distanziate: sulla pagina il blocco è aperto. Sotto, grande, la firma dell’artista — la stessa che questo sito usa come marchio.
Dentro, il catalogo ristampa il testo che Trybowski aveva scritto undici anni prima per la mostra di Cracovia, con le cifre portate al presente fra parentesi quadre: le sculture nei parchi erano nove, «attualmente diciassette».