Ręce
Le mani · Moravany nad Váhom, 1971
Cinque blocchi di rovere più alti di una persona, lavorati a colpi fitti come cortecce; e da uno di essi, all’altezza d’uomo, una grande mano si protende in avanti, verso chi guarda. È una delle prime opere monumentali di Antonina, scolpita all’aperto in Slovacchia nel 1971, e una delle sue immagini più dirette: il bosco, e in mezzo al bosco la mano.
La sala la racconta insieme al motivo che la abita: la mano, che nell’opera di Antonina ritorna per cinquant’anni — dal disco afferrato del Discobolo alle mani giunte del Raccoglimento, fino al palmo aperto del bronzo per Emil B.
L’opera
Le due riprese d’epoca: il gruppo stretto sotto le fronde e, più indietro, tutti i blocchi nel prato al limite del bosco.
Il bosco e la mano
Moravany nad Váhom · 1971Il simposio è quello del legno di Moravany nad Váhom, sulle colline sopra Piešťany, e ha una regola: le opere non tornano nei depositi, restano nel parco del castello dove sono state fatte. A curarne l’impianto teorico è Tomáš Štraus; lavorano nel parco tre scultori slovacchi, e Antonina è l’unica invitata straniera dell’edizione.
Ha ventinove anni e viene dalla stagione dei grandi legni — l’Esilio, Hiroshima, In prigionia sono degli stessi anni —, ma qui il gruppo si fa più asciutto: cinque prismi quasi muti, la superficie a tacche fitte, e un solo gesto. La mano non resta dentro il blocco: ne esce e si porta in avanti, orizzontale, all’altezza di chi guarda. Sulla pagina di catalogo slovacca l’opera porta il suo nome in slovacco, Ruky.
Ai primi di settembre un critico di Bratislava arriva a Moravany mentre gli scultori sono ancora al lavoro, alle ultime fasi, e di lei scrive:
Wysocka-Ionczaková prebúdza v reč mohutný archaický tvar, z ktorého sa vystierajú ruky človeka, človeka volajúceho i víťaziaceho. Wysocka-Jonczak risveglia alla parola una possente forma arcaica, dalla quale si protendono le mani dell’uomo, dell’uomo che chiama e che vince.
L’anno dopo la rivista d’arte di Bratislava torna sul simposio con un bilancio, e il giudizio più unanime — apprezzato da chi difendeva l’una e l’altra estetica — va a lei. Il critico conta cinque blocchi di legno che oltrepassano le dimensioni della figura umana e osserva che «la giovane, esile scultrice» li ha lavorati con una sensibilità che ricorda la lavorazione più difficile della pietra dura; che il segno cambia ritmo e accenti da ogni punto di vista, così che la forma di base, semplice, si fa più interessante a ogni sguardo nuovo. Poi arriva al gesto:
Motív rúk, vystupujúci z veľkých hranolov pozadia a vystretý horizontálne smerom k pozorovateľovi, nadobúda zmysel mnohoznačného lyrického symbolu. […] Dielo poľskej sochárky patrí pritom naozaj medzi doterajšie vrcholné diela moravianskej zbierky plastík. Il motivo delle mani, che emerge dai grandi prismi dello sfondo e si protende orizzontalmente verso l’osservatore, assume il senso di un simbolo lirico dai molti significati. […] L’opera della scultrice polacca è davvero fra le opere più alte della collezione di Moravany.
Così fa il monumentale: una forma sola che il bosco può assorbire, e un gesto che resta aperto a chi lo guarda. La mano non la lascia più.
- Andrej Goliaš slovacchia
- Alexander Ilečko slovacchia
- Juraj Meliš slovacchia
- Antonina Wysocka-Jonczak polonia
- Tomáš Štraus cura teorica
Quattro scultori nel parco del castello di Moravany, dedicati al legno; altri stranieri erano stati invitati, ma non fecero in tempo a confermare, e Antonina restò l’unica ospite venuta da fuori.
Orońsko · 1985
E la composizione torna in un taccuino, su una pagina che non porta data: quattro lastre alte e di altezza diversa, accostate come qui, e in mezzo una mano incastrata fra due di esse. Sotto, la stessa idea con due mani. È l’impianto di Moravany disegnato in miniatura.
Quando quella pagina sia stata riempita non si sa: il quaderno non è datato, e le altre pagine lavorano motivi che l’artista tiene aperti dal 1971 al 2000. Può essere il pensiero che precede il rovere o la mano che ci torna sopra, come nel 1985.
Le mani nell’opera
Cinque opere del catalogo dove la mano torna protagonista. Ogni cartellino apre la scheda.
-
Apri la scheda → AW.S.0118 Dyskobol
Discobolo1976
La mano che afferra il disco.
-
Apri la scheda → AW.S.0043 Zmaganie
Lotta1982
Il travertino come una mano serrata.
-
Apri la scheda → AW.S.0021 Skupienie
Raccoglimento1986–87
Le mani giunte nel varco del petto.
-
Apri la scheda → AW.S.0018 Pamięci Emila „B”
In memoria di Emil B.1982
Il palmo aperto della memoria.
-
Apri la scheda → AW.S.0127 W uwięzi
In prigionia1971
La mano chiusa fra le valve.