Sen nocy letniej
Sogno di una notte di mezza estate · mogano e acero, 1977
Un blocco di mogano con due vani rettangolari incassati nei fianchi; dal suo piano si alza una tavola verticale, attraversata da una finestra che si guarda da parte a parte. Ai lati della tavola, in alto, due grandi orecchie umane. Davanti, sul piano, un cono di legno chiaro.
Il titolo è quello della commedia di Shakespeare. Fra le sculture da tavolo è quella che Antonina rimette fuori più a lungo: nel 1979 la fa riprodurre nel catalogo di una rassegna nazionale alla Zachęta, nel 1988 la espone a Cracovia, nel 1991 la manda all’Aia come una delle sue tre opere, nel 1999 le tocca una tavola del catalogo della retrospettiva, nel 2009 è ancora in sala a Siedlce. E nel 1981, in mezzo, la dipinge.
L’opera
La veduta di fronte: le due orecchie ai lati della tavola, la finestra che la attraversa, il cono chiaro davanti.
Fotografia: archivio della famiglia.
Tutto è squadrato, tranne le orecchie
Quattro pezzi, due modi di scolpire, due modi di guardarlaTutto il resto è fatto di piani e di spigoli. Il corpo è un parallelepipedo con due vani rettangolari scavati nei fianchi, il piano è una lastra, sopra si alza una tavola forata da un’apertura rettangolare che si guarda da parte a parte. Anche il cono è un solido puro, e per giunta di un legno più chiaro: l’acero contro il mogano.
Le orecchie no. Sono scolpite come si scolpisce dal vero — l’elica che gira e si ripiega, la conca in ombra, il trago, il lobo pesante — e alla scala del volto sono enormi. Nel resto dell’opera non c’è una sola linea curva.
E l’oggetto cambia con il punto da cui lo si guarda, come mostrano le due fotografie che l’archivio conserva. Di fronte è una testa: le orecchie ai due lati, il cono davanti come un muso — e il titolo lo autorizza, perché nella commedia di Shakespeare un uomo si addormenta e si sveglia con la testa d’asino. Di tre quarti è una sedia: si vede il piano su cui il cono è appoggiato, e la tavola che si alza dal suo bordo posteriore come uno schienale.
Il conto dei pezzi lo dà la checklist della mostra di Siedlce del 2009: quattro. Il corpo, le due orecchie, il cono — scolpiti separatamente e montati insieme.
Sempre fuori
Zachęta 1979 · Cracovia 1988 · L’Aia 1991 · Siedlce 2009Nel 1979 la Zachęta di Varsavia fa il bilancio di un quinquennio di arte polacca. Nella pagina di Antonina, sotto il curriculum, sono riprodotte tre opere, e questa è la seconda: «Sen nocy letniej, drewno, wys. 70».
Nel 1988 è in elenco alla personale del KMPiK di Cracovia, fra venticinque sculture. Tre anni dopo attraversa la frontiera: al Pulchri Studio dell’Aia, alla mostra d’arte polacca del maggio 1991, Antonina espone tre opere in tutto e questa è una delle tre — nel catalogo olandese si chiama «Midzomernachtsdroom».
Il catalogo della retrospettiva del 1999 le dedica una tavola. E l’ultima volta che si sa di lei è il 2009: alla personale «Przemijanie» del Museo Regionale di Siedlce sta nella sala orientale, insieme ai grandi legni.
E nel 1981 la dipinge
Olio su tela, stesso titoloQuattro anni dopo averla scolpita, Antonina dipinge quest’opera a olio su tela e dà al quadro lo stesso titolo. Non è una variazione sul tema: è l’oggetto, riconoscibile pezzo per pezzo — la finestra nella tavola, i due vani incassati nel blocco, il cono chiaro sul piano, le orecchie in alto. E la vede di tre quarti, cioè dal lato da cui è una sedia.
Quello che cambia è dove sta. Nel quadro è all’aperto, su una piattaforma circolare lastricata di ciottoli, sotto un cielo di nuvole; da destra un grande velo bianco attraversa la scena e si annoda in basso. I ciottoli le danno una scala che l’oggetto non ha: sulla tela è grande.
Non è l’unico caso in cui un dipinto ritrae una sua scultura — un pastello ritrae il disco «Zbliżenie» —, ma è il più letterale, ed è l’unico in cui la scultura viene portata fuori, su un basamento, in un paesaggio che non esiste.