Sala monografica — Le opere

Zmaganie

Lotta · Nieporęt, 1982

Un blocco di travertino bianco, alto quanto una persona; sul fianco, quattro dita spesse si ripiegano sul bordo, come una mano che stringa il blocco. Una faccia è lasciata scabra, a colpi fitti; l’altra è spianata, col poro aperto del travertino. La lotta del titolo sta tutta lì: fra la mano e il blocco, fra la superficie vinta e quella ancora grezza.

È l’unico travertino del catalogo, scolpito nel 1982 a Nieporęt. Questa sala lo racconta con la stampa d’epoca che lo mostra nel verde, con le fotografie di famiglia che gli danno la scala, e con il motivo — la mano — che qui trova la sua forma più serrata.

01

L’opera

La stampa d’epoca del prato: il travertino sul suo ceppo, le dita sul fianco, la faccia grezza e la faccia spianata.

Zmaganie: blocco di travertino bianco su un ceppo di legno in un prato scuro; sul fianco destro quattro dita spesse si ripiegano sul bordo, la faccia sinistra del blocco è lasciata scabra
02

La presa

Nieporęt · 1982

Il travertino nasce nel 1982 e sta a Nieporęt, su uno skwer — una piazzetta alberata a nord di Varsavia. Non è un luogo capitato per caso: otto anni dopo Antonina vi torna per un’altra pietra monumentale, Wjazd, un’arenaria di tre metri al confine dell’abitato.

Il 1982 è un anno in cui il lavoro può prendersi tempo: il Ministero della Cultura e dell’Arte le ha assegnato una borsa per il 1981–82 — una delle diverse che riceve in carriera, ed è lei stessa a elencarle una per una nei curriculum che scrive a mano. Una borsa di creazione, in concreto, è questo: mesi in cui ci si può mettere davanti a un blocco grande e restarci.

E nel 1982 la mano è il centro del suo lavoro: nello stesso anno, nel bronzo per Emil B., un palmo si apre; qui, nel travertino, una mano si serra.

La stampa di famiglia in bianco e nero la mostra in piedi accanto all’opera finita, d’estate, in abito leggero, una mano appoggiata alla pietra: il blocco le arriva alla fronte e le quattro dita scolpite le stanno all’altezza della spalla. È la fotografia che dà la misura dell’opera meglio di qualunque numero.

Antonina Wysocka-Jonczak in abito estivo accanto al blocco di travertino chiaro, la mano appoggiata alla pietra; la scultura, alta quanto lei, mostra sul fianco destro le quattro dita ripiegate
Antonina accanto al travertino appena finito: è lei a darne la scala. Fotografia dell’archivio di famiglia
La mano, nel catalogo
  • W uwięzi, 1971 la mano chiusa fra le valve
  • Ręce, 1971 la mano che stringe il rovere
  • Dyskobol, 1976 la mano che afferra il disco
  • Zmaganie, 1982 le dita serrate nel travertino
  • Pamięci Emila B., 1982 il palmo aperto nel bronzo
  • Studi di mani, 1985 sette fogli, sulla carta
  • Skupienie, 1986–87 le mani giunte nel bronzo

Il motivo della mano attraversa mezzo secolo di catalogo: la sala delle Mani lo percorre opera per opera.

03

Il misurarsi col fato

Una parola per tutta l’opera

Zmaganie vuol dire lotta, e più esattamente il misurarsi con qualcosa che non si sceglie. Nel 1982 è il titolo di una scultura sola: un blocco di travertino e quattro dita che lo stringono.

Diciassette anni dopo la stessa parola torna, e non per un’opera. In una nota biografica scritta per il catalogo di una mostra varsaviana del 1999, tutta la sua scultura viene riassunta in una riga — e la riga finisce col titolo di questa pietra:

Tematem jej prac pozostaje człowiek, jego los, zmaganie się z przeznaczeniem. Stąd zapewne metaforyczny wyraz wielu prac artysty.

Il tema delle sue opere resta l’uomo, il suo destino, il misurarsi col fato. Di qui, probabilmente, l’espressione metaforica di molti dei suoi lavori.

Nota biografica in catalogo · Galeria Canaletto, Varsavia, dicembre 1999

È il punto in cui il titolo di una singola scultura diventa la formula di una vita di lavoro: la parola data a un travertino nel 1982 serve, a chi guarda l’insieme, a dire che cosa fanno anche tutte le altre — le figure in cammino, i busti aperti in due, i dischi incrinati.

Dieci anni più tardi, presentando la propria personale di Siedlce, Antonina la dice a modo suo. Sopra un travertino la frase suona più esatta che altrove, perché parla proprio di durezza e di durata:

Każde trwanie, nawet w najtwardszym materiale, jest początkiem przemijania. Jestem. Więc to, co czynię, jest śladem mojej obecności.

Ogni durare, anche nel materiale più duro, è l’inizio del passare. Io sono. Dunque ciò che faccio è la traccia della mia presenza.

Antonina Wysocka-Jonczak, motto d’artista · pieghevole della personale «Przemijanie», Siedlce, 2009

Il travertino è pietra dura e porosa insieme: dura abbastanza da restare, porosa abbastanza da lasciarsi segnare. La mano che lo stringe è, alla lettera, la traccia di una presenza.