Sala monografica — Le opere

Per Emil B.

Due opere · 1982

Nel 1982 Antonina firma due opere per la stessa persona, e sono lontanissime l’una dall’altra: un bronzo da tavolo alto quarantadue centimetri, dove un palmo aperto emerge da una massa chiusa, e una grande lapide di pietra chiara in un cimitero di Varsavia, con un albero spoglio che si intreccia a una croce.

Le due opere stanno in due mondi diversi — una collezione pubblica di scultura e un campo di sepolture —, e nei curriculum che scrive a mano le elenca separatamente, come due lavori distinti. Le tiene insieme un nome: Emil Barchański.

01

Il bronzo

Una mano che si apre dentro il blocco: il palmo in piena luce, le dita distese, e attorno la massa che non si è aperta. È un’opera da tenere in mano — quarantadue centimetri —, e su un plinto sta all’altezza dello sguardo di chi entra.

Pamięci Emila B.: bronzo dalla patina calda in cui un palmo aperto, con le cinque dita distese, emerge in rilievo da una massa chiusa e irregolare
Il bronzo su un plinto bianco al centro di una sala dalle pareti chiare e dal parquet a spina, visto di fronte e a figura intera
02

Chi era Emil

Varsavia · 1982

Emil Piotr Barchański era uno studente di un liceo di Varsavia, nato nel giugno del 1965. Aveva sedici anni quando, il 10 febbraio del 1982 — due mesi dopo l’introduzione della legge marziale in Polonia —, insieme ad alcuni compagni lanciò bottiglie incendiarie contro il monumento a Feliks Dzierżyński, in pieno centro. Fu arrestato.

Il 3 giugno, mentre era in attesa di testimoniare al processo, uscì di casa verso la Vistola con un compagno e non tornò. Il corpo fu recuperato due giorni dopo, alla vigilia del suo diciassettesimo compleanno. Le circostanze — ricostruite dalle indagini storiche dell’Istituto della Memoria Nazionale — indicano un omicidio della polizia politica mascherato da annegamento, ed è per questo che Emil Barchański è ricordato come la più giovane vittima della legge marziale.

Al funerale, il 16 giugno, andò quasi tutta la scuola: gli studenti, gli insegnanti, il preside. Le autorità lo classificarono come una manifestazione politica.

Sulla pietra
Ś. † P.EMIL PIOTR BARCHAŃSKIŻYŁ LAT 17ZMARŁ ŚMIERCIĄ TRAGICZNĄDNIA 3 · VI · 1982
Visse diciassette anni; morì di morte tragica il 3 giugno 1982. Accanto, sulla stessa lastra, corre l’iscrizione di Janina Peczkowska, morta nel 1960: la tomba era già di famiglia.

Che cosa significasse, nel 1982, firmare la lapide di un ragazzo ucciso dalla polizia politica, lo dice il contesto meglio di qualunque commento. Antonina la fa, e la registra nei suoi curriculum accanto alle altre commissioni, senza una riga di spiegazione.

03

La pietra

Cimitero di Bródno, Varsavia
La tomba al cimitero di Bródno: una stele di pietra chiara con un albero spoglio inciso a bassorilievo che si intreccia a una croce; sotto, le due iscrizioni, e davanti lumini e fiori
Foto: Stefs, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

La lapide è una grande lastra verticale di pietra chiara, scolpita a bassorilievo. Un albero spoglio distende i rami verso destra, come piegati dal vento; a sinistra, dentro la stessa figura, si apre una croce dai bracci larghi. Albero e croce non sono accostati: sono un disegno solo, e il tronco scende fino a diventare radice sulla lastra orizzontale, lavorata a scacchi perché l’erba li riempia.

Il motivo non è isolato nel suo lavoro: l’albero con le radici in vista torna in diversi fogli di progetto per le sepolture, e in una seconda lapide eseguita, dove attraversa le due pagine di un libro di pietra. Qui è tenuto asciutto — nessun ornamento, nessuna figura — e lascia parlare le due iscrizioni sotto.

La fotografia che si vede qui è di un contributore di Wikimedia Commons: la tomba è un luogo pubblico, e qualcuno l’ha fotografata e messa a disposizione di tutti. Sulla pagina di quel file, però, il nome della scultrice non compare — è una delle correzioni che questo archivio deve ancora restituire alla fonte.