Sala monografica — Le opere

XXV lat TPSP

Il medaglione dei venticinque anni · Varsavia, 1984

Un disco di bronzo largo come un palmo. Sopra, lunghe fasce parallele attraversano il campo in diagonale, come strati o come pieghe di un nastro; sotto, un meandro di gradini quadrati scende verso destra, e attraverso il campo corre un nastro ondulato che porta in rilievo una data doppia: 1959 – 1984. È il medaglione per i venticinque anni della Società degli Amici delle Belle Arti di Varsavia.

Antonina ha fatto medaglie per tutta la vita — comincia da studentessa, vincendo un concorso al quinto anno — ma di quasi tutte resta il pezzo e basta. Di questa resta tutto: il foglietto dove l’idea appare per la prima volta, le undici prove, le due redazioni finite, la didascalia che l’artista scrive di sua mano sotto un cartoncino. È il solo caso, in tutto l’archivio, in cui si può stare a guardare una forma mentre viene cercata.

01

L’opera

La faccia fotografata: le fasce in alto, il meandro a gradini in basso, e sul nastro le due date che dicono l’anniversario.

Medaglione di bronzo a patina scura, quasi circolare: la metà superiore è percorsa da lunghe fasce parallele oblique, la metà inferiore da un meandro a gradini quadrati, attraversato da un nastro ondulato su cui corre in rilievo la scritta «1959 - 1984»

Fotografia: archivio della famiglia.

02

Novembre 1983

Il committente, e una medaglia ricevuta prima

Il Towarzystwo Przyjaciół Sztuk Pięknych — la Società degli Amici delle Belle Arti — è l’associazione che a Varsavia tiene insieme artisti, collezionisti e pubblico: organizza mostre, assegna premi, compra opere. Nel 1984 compie venticinque anni e ne fa coniare un medaglione.

Quando arriva l’incarico, Antonina con questa società ha già due rapporti. Nel 1974 la sua personale alla Stara Kordegarda riceve il premio del TPSP per la migliore mostra dell’anno. E nel dicembre del 1979, per il ventennale, la Società consegna a lei il proprio medaglione: quella volta lo riceve. Quattro anni dopo tocca a lei disegnarne uno.

Su due cartoncini l’artista scrive a matita, in terza persona, che cosa siano quei fogli: «Progetto di medaglia per i 25 anni della TPSP a Varsavia, eseguito da Antonina Wysocka-Jonczak». Su uno dei due c’è anche il mese, ed è il dato che data tutto il resto: novembre 1983. Il bronzo porterà l’anno dopo.

Cartoncino chiaro con una didascalia scritta a matita in corsivo su tre righe, sul margine inferiore del foglio
La didascalia autografa sotto uno dei bozzetti: «Projekt medalu z okazji 25 lat TPSP w Warszawie / wykonany przez Antoninę Wysocką-Jonczak / listopad 1983».
03

Undici volte un occhio

I fogli di ricerca · novembre 1983

La prima idea sta su un foglietto povero: tre tondi tracciati a matita leggera, uno sotto l’altro, e su quello in alto un nastro diagonale che porta le due date. Non c’è ancora niente da scegliere — c’è un formato e una cifra.

Su un secondo foglio le strade diventano tre, e sono lontanissime fra loro. Un tondo porta una spirale quadrata che sprofonda nel campo, come una scala vista dall’alto, con l’iscrizione sul gradino. Un altro riduce tutto a uno spigolo e a un’ombra. Il terzo, ripassato a penna blu, mette al centro una figura umana in piedi fra due ali di tratteggio fitto.

Poi arriva il foglio che dice come lavorava. Undici tondi, tutti a matita chiarissima, e in almeno sei di essi la stessa cosa: una mandorla con un punto al centro, iscritta in un quadrato o in un rombo, cioè un occhio ridotto a geometria. Cambiano la cornice, l’inclinazione, il posto dell’iscrizione; l’occhio resta.

Non è un motivo nato lì. Dodici anni prima, progettando il medaglione del ventennale di una casa editrice scientifica, Antonina aveva già messo un occhio nel campo del tondo.

Foglio orizzontale con undici piccoli tondi a matita chiarissima e due riquadri: in molti dei tondi una forma a mandorla con un punto al centro, iscritta in un quadrato o in un rombo; in uno l’iscrizione corre lungo l’arco superiore
Gli undici tondi. In almeno sei la stessa mandorla con un punto: l’occhio, cercato ogni volta dentro una cornice diversa.
Foglio con tre tondi in alto — uno con una spirale quadrata e l’iscrizione, uno con uno spigolo in ombra, uno ripassato a penna blu con una figura umana fra due ali di tratteggio — e sotto quattro studi rettangolari di rilievo
Le tre strade del secondo foglio: la spirale quadrata, lo spigolo, la figura fra le ali. Sotto, quattro studi di rilievo rettangolare.
04

Quella fusa, e quella no

Due redazioni complete

Alla fine le redazioni finite sono due, e ciascuna sta tutta su un foglio solo. Bisogna saper leggere quei fogli per accorgersene: su ognuno i tondi sono due, affiancati, e il testo è spartito fra loro come su una medaglia vera — l’iscrizione su una faccia, le date sull’altra. Non sono due varianti messe a confronto: sono il diritto e il rovescio dello stesso pezzo.

La prima redazione è quella che conosciamo. Fasce parallele, meandro quadrato, e il nastro ondulato che attraversa il campo portando su una faccia «XXV LAT TPSP W WARSZAWIE» e sull’altra «1959 - 1984». Il bronzo fotografato è il disco di destra di quel foglio; la faccia che gli manca sta disegnata accanto, sullo stesso foglio.

La seconda è di un’altra bellezza. Le due facce sono modellate a matita fino a sembrare già di metallo: sei lobi carnosi, gonfi di luce, si aprono attorno al centro come petali o come palpebre, e nel mezzo c’è un occhio umano socchiuso, disegnato per intero — la palpebra, l’iride, il taglio. Sotto, in arco, la stessa iscrizione; sull’altra faccia, le stesse date.

Di questa redazione non si conosce una fusione. È la più risolta delle due, ed è quella rimasta sulla carta: la Società ricevette il medaglione a fasce, e l’occhio restò un disegno.

Foglio orizzontale con due tondi a matita leggera, affiancati: in entrambi bande verticali e un meandro quadrato, e un nastro ondulato che attraversa il campo — nel tondo di sinistra porta l’iscrizione, in quello di destra le due date
La redazione fusa, a due facce sullo stesso foglio: l’iscrizione a sinistra, le date a destra. Il bronzo è il disco di destra.
Foglio con due tondi modellati a matita come un rilievo: sei lobi gonfi e luminosi si aprono attorno al centro, e nel mezzo un occhio umano socchiuso; sul tondo di sinistra l’iscrizione corre in arco lungo il bordo inferiore, su quello di destra sta la data doppia
La redazione con l’occhio, anch’essa a due facce: i lobi che si aprono, e nel mezzo l’occhio. Di questa non si conosce una fusione.

Il medaglione andava a una società di persone che guardano quadri. Quale delle due facce lo dicesse meglio, lo decise chi lo commissionò.