Pomnik Nauczycieli
Monumento ai Maestri dell’Insegnamento Clandestino 1939–1945 · Varsavia
Nel Park Kazimierzowski, sotto la scarpata che scende verso la Vistola, due lastre di granito stanno aperte come le pagine di un libro alto tre metri. Nella pagina sinistra è ritagliata una finestra; nella finestra, in granito nero, il segno della Polska Walcząca. È il monumento ai maestri polacchi dell’insegnamento clandestino, e Antonina ne firma il progetto e ne segue l’esecuzione, dall’officina alla posa nel parco.
Questa è la prima sala monografica dell’archivio: l’opera di cui si conserva l’arco più completo — il concorso, i fogli di studio, le fotografie del cantiere, la cronaca dell’inaugurazione. Una storia che si può raccontare dall’inizio alla fine.
Il monumento
Il libro aperto di granito, fotografato di fronte: la finestra con dentro il segno nero, l’iscrizione dorata sulla pagina destra.
La finestra
Varsavia occupata · 1939–1945Con l’occupazione, la scuola polacca cessa ufficialmente di esistere: istituti chiusi nei territori annessi al Reich, licei e università soppressi nel Governatorato Generale. Nell’ottobre del 1939 gli insegnanti rispondono fondando la Tajna Organizacja Nauczycielska, l’organizzazione clandestina che dentro lo Stato segreto polacco organizza i komplety — le classi nascoste — in quasi tutti i voivodati. Insegnare è vietato; si insegna lo stesso. Quasi diecimila maestri lo pagano con la vita.
Le lezioni si tengono nelle case, e le case parlano un codice: la posizione di una tenda, un vaso spostato sul davanzale dicono agli allievi se è sicuro presentarsi. È questo segnale che il monumento scolpisce — nel libro aperto del sapere, una finestra tagliata a giorno; e dentro la finestra, il segno nero della Polonia che combatte.
Il progetto è suo. L’idea è di Jerzy Szczurowski, figlio di un istruttore della TON; a volerlo è il sindacato degli insegnanti polacchi; a raccogliere i fondi è un comitato nazionale presieduto da Jerzy Wiśniewski, e a versarli sono in gran parte gli insegnanti stessi. Il motivo ha un nome, che l’artista scrive di sua mano sui fogli di studio: okno — la finestra. Continuerà a numerarne le varianti per anni, molto dopo che il monumento è in piedi.
Della fase di progetto resta una relazione autografa, scritta tutta in stampatello. Antonina vi fissa il luogo — la piazzetta di via Browarna, con l’accesso da via Wiślana e la vista sulla scarpata —, il modello in scala 1:10, le misure, i materiali, le lastre di granito per il terreno intorno. Poi descrive la forma:
Pomnik jest opracowaniem symbolicznym, przedstawia okno, z ułożonymi książkami tworzącymi literę V, w środku litery V umieszczony jest znak Polski Walczącej. Il monumento è un’elaborazione simbolica: rappresenta una finestra, con dei libri disposti a formare la lettera V, e al centro della V è collocato il segno della Polonia Combattente.
La finestra c’è, e c’è il segno. I libri disposti a V no: il monumento eseguito è un quaderno aperto, e la finestra è un vano quadrato ritagliato nella pagina. Fra il foglio e il granito la forma si semplifica — resta il segnale, cade la lettera.
Della stessa forma esiste anche un disegno, a biro, su un foglio che non porta data. In basso una stele squadrata, tagliata da una fenditura passante che la apre da parte a parte; davanti alla fenditura, su una mensola, una fila di libri distesi uno accanto all’altro; e sul fronte della mensola due riquadri iscritti — nel primo «1939 1945», nel secondo «TAJNE NAUCZA…», la terza riga scritta sopra la seconda e ormai illeggibile. Sopra, la stessa idea appena accennata.
C’è la finestra, ci sono i libri, e c’è l’iscrizione proprio sullo zoccolo, dove la relazione dice che deve stare. Non c’è la lettera: i libri sono ancora distesi in un corso. Se il foglio venga prima della relazione o le stia accanto come una variante non si può dimostrare; quel che si vede è che la forma attraversa almeno tre stati, e che il quaderno aperto del granito non è in nessuno dei primi due.
La stessa ricerca è provata quattro volte su un secondo foglio, a matita. Quattro monumenti diversi — un masso dai contorni irregolari, una lastra ondulata come una pagina, una cornice squadrata, due mani affrontate — e in tutti e quattro, nel mezzo, un vano rettangolare aperto da parte a parte con dentro un libro spalancato. Su due dei quattro le date stanno scritte sulle pagine del libro: 1939, 1945.
Nel granito il libro diventerà il monumento stesso, e la finestra si aprirà nella sua pagina sinistra. Ma i tre elementi stanno già tutti qui, su un foglio solo.
W HOŁDZIEPOLSKIM NAUCZYCIELOMORGANIZATOROM I UCZESTNIKOMTAJNEGO NAUCZANIAW LATACH 1939–1945ZWIĄZEK NAUCZYCIELSTWA POLSKIEGOLISTOPAD 2000
Il cantiere
Autunno 2000L’archivio di famiglia conserva le fotografie dell’esecuzione: l’officina dove le pagine prendono forma e si dorano le lettere, il viaggio, la gru che cala la stele nel parco. Antonina segue ogni passaggio.
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Le due pagine di granito in officina, la finestra già aperta nella lastra. -
Le due pagine di granito affiancate in officina, in finitura. -
La stele di granito nero in piedi: si dorano le lettere. -
L’iscrizione «W hołdzie…» prende l’oro, lettera per lettera. -
Autunno 2000: la gru cala la stele sulla base, nel parco. -
La posa in opera: il monumento trova il suo posto definitivo.
Il parco, ogni giorno
Autunno 2000Negli stessi mesi in cui il monumento prende forma, il figlio dell’artista è ricoverato in ospedale. Antonina divide le giornate fra la corsia e il Park Kazimierzowski, dove il cantiere avanza: sono le visite quotidiane a quel pezzo di granito, ha raccontato anni dopo, a farle attraversare il tempo più difficile della sua vita.
Ne parla per la prima volta nel 2009, a un settimanale che le dedica un ritratto. Del figlio dice una cosa sola, e la dice così:
Pamiętam, jak na dwa miesiące przed śmiercią syna, podziękował mi za to, że go urodziłam i podarowałam tak fantastyczne życie. Ricordo che due mesi prima, mio figlio mi ringraziò per averlo messo al mondo e per avergli regalato una vita così fantastica.
Il monumento che stava finendo è dedicato a maestri che avevano insegnato a rischio della vita, e il lavoro le servì da àncora: era, in quei mesi, la cosa che continuava. Nello stesso anno comincia a dipingere angeli — il primo foglio del ciclo porta nel titolo il nome del figlio.
Il nove novembre
L’inaugurazione · 2000Il monumento si scopre il 9 novembre 2000, a chiusura delle celebrazioni per i sessant’anni della TON. A togliere il velo è Maria Grabowska, un’insegnante dell’insegnamento clandestino di ottantasette anni, accanto a Sławomir Broniarz, presidente del sindacato, e a Jerzy Wiśniewski, presidente della fondazione che ha raccolto i fondi. Ci sono il governo e il parlamento, la città, gli insegnanti, i veterani e i ragazzi.
Il presidente della Repubblica, Aleksander Kwaśniewski, patrono onorario dell’opera, manda una lettera, che viene letta davanti al monumento appena scoperto:
Pomnik, który odsłaniamy, jest materialnym wyrazem hołdu dla rzeszy pedagogów uczestniczących w akcji tajnego nauczania. Lecz trwalszy pomnik niż monument z kamienia i brązu wznieśli sobie oni sami swym czynem. Il monumento che scopriamo è l’espressione materiale dell’omaggio alla moltitudine di educatori che presero parte all’azione dell’insegnamento clandestino. Ma un monumento più duraturo di quello di pietra e bronzo se lo sono eretto loro stessi, con il loro agire.
Il giorno dopo la cronaca intitola «Księga w hołdzie», un libro in omaggio, e dà conto della forma: un libro aperto, simbolo del sapere, opera della scultrice. La Gazeta Wyborcza racconta la storia dei maestri sotto il titolo «Uczyli z narażeniem życia» — insegnavano a rischio della vita.
Da allora, ogni autunno, il sindacato degli insegnanti vi celebra la giornata della memoria della TON, coi vessilli e le corone. Antonina l’aveva previsto: la relazione di progetto lascia scritto che altre iscrizioni e altre targhe vi si potranno aggiungere all’occorrenza. E per il resto dell’anno il monumento fa quello che fanno le finestre: lascia passare la luce.
- «Księga w hołdzie» un libro in omaggio
- «Uczyli z narażeniem życia» insegnavano a rischio della vita