Sala monografica — Le opere

Narodziny

Nascita · due bronzi

Ventinove centimetri di bronzo, che stanno in due mani. La sfera è tagliata di traverso da un’apertura a lente, e il taglio divide anche il colore: fuori la patina è scura e opaca, dentro la superficie scoperta resta chiara, quasi dorata. Su quel piano interno sta disteso un neonato, lungo un dito.

Di quest’opera esistono due bronzi, uno a Varsavia e uno nella collezione del Centrum Rzeźby Polskiej di Orońsko, e non sono la stessa fusione ripetuta: la seconda volta il neonato è stato rimodellato. Prima di tutti e due c’è un foglio a matita, datato di mano dell’artista.

01

L’opera

Due riprese d’archivio della stessa fusione: di fronte, e da poco più in alto, dove il neonato si vede per intero.

Scultura di bronzo a forma di sfera aperta da un taglio a lente: il guscio esterno ha patina scura, la faccia interna scoperta dal taglio è chiara e dorata, e su quel piano sta disteso un neonato con la testa a destra e un braccio in avanti; sotto, un plinto di granito nero
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La stessa scultura vista da poco più in alto: il neonato si vede per intero, disteso sul piano chiaro del guscio aperto, con le gambe raccolte e un braccio steso in avanti
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Fotografie: archivio della famiglia.

02

Il foglio del 12 marzo 1984

Cinque tondi, tre date

Un foglio orizzontale, cinque tondi a matita su due registri, e tre annotazioni scritte a mano fra l’uno e l’altro. In alto a sinistra, sotto la data, c’è già la scultura: la sfera aperta dal taglio a lente e, adagiato sul labbro interno, il neonato disteso. Il disegno è sommario — poche linee e un’ombra a sfumino — ma il congegno è quello, e la data che porta sotto è «12 III 84».

Gli altri tondi sono di un anno dopo e portano due titoli scritti per esteso, tutti e due datati 25 febbraio 1985. Il primo è «przyjście na świat», la venuta al mondo: due sfere affiancate, aperte da superfici che si tendono come vele, e fra loro una figura infantile passa in orizzontale dall’una all’altra. Il secondo è «przekaz wiedzy», la trasmissione del sapere: un tondo che si apre in falde, come un bocciolo visto da sopra.

In basso un ultimo tondo racchiude una goccia, disegnata a contorno dentro il campo scuro del disco. È lo stesso motivo che negli stessi anni le torna in mano in quattro opere e in una cinquantina di fogli.

Foglio a matita con cinque tondi: in alto a sinistra una sfera aperta da un taglio a lente con una figurina distesa dentro, e sotto la data «12 III 84»; a destra due sfere aperte a vele con una figura infantile che passa dall’una all’altra, annotate «przyjście na świat 25 II 85»; al centro un tondo che si apre in falde, annotato «przekaz wiedzy 25 II 85»; in basso un tondo che racchiude una goccia
I cinque studi e le tre annotazioni. In alto a sinistra, sotto «12 III 84», il bronzo com’è stato poi fuso. Archivio della famiglia (fotografia della tavola).
03

Due bronzi

Varsavia e Orońsko

Di quest’opera esistono due bronzi. Uno è quello delle fotografie di famiglia, posato su un plinto di granito nero. L’altro sta nella collezione del Centrum Rzeźby Polskiej di Orońsko, che lo pubblica sulla propria pagina d’artista: un blocco di legno chiaro al posto del granito, e una patina che vira al verde e al rame dove l’altra resta bruna.

Il guscio è lo stesso — stessa sfera, stesso taglio a lente, stessa cuspide. Il neonato no. Nel bronzo di Varsavia la testa è coricata sul piano, il volto di fronte e reclinato, e la mano si stende in avanti staccata dal viso; in quello di Orońsko la testa è sollevata e girata di profilo, il collo teso, e l’avambraccio si ripiega sotto il mento. Non è una questione di inquadratura: nell’uno il volto è frontale e la mano è a parte, nell’altro il volto è di profilo e la mano sta sotto il mento, e le due cose non possono essere la stessa vista da due lati.

Non sono dunque due fusioni della stessa forma, ma due redazioni: la seconda volta la figura è stata rimodellata. E allora il «II» con cui il museo registra la propria si legge alla lettera, invece che come un numero d’inventario. Resta aperto l’anno, e le fonti sono tre: il museo dice 1985, il foglio madre dell’archivio dà 1986, il foglio di progetto è del 1984.

La stessa scultura in un secondo esemplare, fotografata su fondo chiaro: la sfera aperta a lente col neonato disteso sul piano interno, patina verde e ramata, posata su un blocco di legno chiaro
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Il bronzo di Orońsko, che il museo registra come «Narodziny II», 1985: la testa sollevata, il volto di profilo, l’avambraccio sotto il mento. Centrum Rzeźby Polskiej, Orońsko.
04

L’altra Nascita

Dal ciclo «Przemijanie» · 1988

Due anni dopo lo stesso titolo torna su un’opera che non le somiglia in niente. «Narodziny z cyklu Przemijanie» — Nascita, dal ciclo «Il trascorrere» — è un bronzo di placche martellate, accoppiate da perni come le pagine di un libro aperto; nelle pieghe della lamina stanno incastrate piccole figure scure. La nascita, qui, non è una cosa che si apre: è una cosa che si sfoglia.

Fra le due sta un decennio in cui Antonina lavora quasi sempre così — una massa chiusa e, dentro, una sola cosa scolpita dal vero. Nel 1999, presentando la sua personale alla Galleria di Scultura di Varsavia, chi scrive il testo di catalogo mette il titolo di quest’opera accanto a quello dei busti:

Patrzę z wielkim podziwem na rzeźby Antoniny Wysockiej-Jonczak zatytułowane Subiektywny, Narodziny, Integracja.

Guardo con grande ammirazione le sculture di Antonina Wysocka-Jonczak intitolate Subiektywny, Narodziny, Integracja.

Testo critico in catalogo · Galeria Rzeźby, Varsavia, 1999

Sono i bronzi che l’artista tiene in casa e porta in mostra per vent’anni: quello che si apre sul neonato, e quelli col volto sbarrato. Nel 2009 vanno insieme a Siedlce, nella grande personale che porta il nome del ciclo del 1988.

Bronzo a due placche martellate, accoppiate da perni come le pagine di un libro aperto: nelle pieghe della lamina lucida stanno incastrate piccole figure scure, e in basso una forma tondeggiante
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«Narodziny z cyklu Przemijanie», 1988: lo stesso titolo, un’altra forma. Fotografia: archivio della famiglia.