S.O.S. Natura
Krastal · Villach · Millstatt, 1992
Una lastra di marmo posata sull’erba come uno specchio d’acqua, e sopra un gruppo di anatre di pietra: una accovacciata, una in ascolto, una rovesciata con la coda in aria, immersa nella lastra come le anatre si immergono nello stagno per mangiare. Il titolo la spiega in tre lettere: S.O.S.
È del 1992, ed è l’unica opera del catalogo che si racconta come una scena.
L’opera
La ripresa d’epoca, con la lastra-stagno appena posata sull’erba, e l’opera nel parco di Millstatt trent’anni dopo: lo stesso gruppo, con la patina addosso.
La cava e il parco
Krastal · Villach, estate 1992Il simposio del Krastal, in Carinzia, festeggia nel 1992 la venticinquesima edizione, e quell’anno si sdoppia: il titolo che si dà è «Pietra · Cava · Parco cittadino», e sono le tre stazioni del lavoro. La prima fase sta in cava, da fine giugno a metà luglio, dove gli scultori scelgono i blocchi, li sbozzano e discutono i temi; il 20 luglio le sculture vengono trasportate a valle, nel parco cittadino di Villach, e lì si lavora davanti alla città fino all’8 agosto. È la prima volta che il simposio scende dalla cava alla piazza.
Il bollettino comunale, a settembre, racconta com’era andata: all’inizio gli scultori erano stati guardati storto, e da qualche vicino presi per guastafeste; alla fine i vicini portavano loro dolci e vino. I dieci blocchi di marmo, alcuni monumentali, li aveva regalati la ditta della cava. Al fondo della cronaca ci sono i nomi di chi ha lavorato nel parco, undici scultori da sette paesi — Antonina è l’unica polacca, e il giornale, per dire che cosa stia facendo, scrive solo: «con un gruppo di anatre di pietra».
- Varda Ghivoly israele
- Ilan Gelber israele
- Gillian Forbes gran bretagna
- Jun Furukawa giappone
- Andreas Theurer germania
- Roman Wenzel cecoslovacchia
- Antonina Wysocka-Jonczak polonia
- Christian Feierle austria
- Elisabeth Juan austria
- Helmut Machhammer austria
- Wolfgang Wohlfahrt austria
La festa di chiusura è dell’8 agosto; le opere restano esposte nel parco fino alla fine del mese. Poi ognuna va dove è stata destinata: lo stagno di anatre prende la strada di Millstatt, sul lago, dove sta ancora quando lo si fotografa.
Lo stagno delle anatre
Le parole dell’artista · 1992Il catalogo del simposio si intitola come il suo percorso — «Pietra · Cava · Parco cittadino» —, e per ogni scultore stampa una pagina: la biografia, i materiali, le misure, e il testo dell’artista. Le due righe che Antonina scrive per la sua opera, in tedesco e in inglese, sono l’unico caso in cui dichiara l’intenzione di un lavoro prima che qualcun altro lo interpreti.
Der Ententeich bietet dem Betrachter den Zugang zur Natur an und ruft ihn dazu auf, diese zu bewahren. Lo stagno delle anatre offre a chi guarda un accesso alla natura, e lo chiama a custodirla.
Il grido d’aiuto del titolo non è messo in bocca alle anatre: è messo in mano a chi guarda. Le anatre stanno benissimo — una si tuffa, una riposa —, su un’acqua che è pietra: uno stagno che non può prosciugarsi né inquinarsi.
È anche l’unica volta in cui la sua opera si fa leggera. La materia è la stessa delle grandi pietre da parco — marmo di cava, lavorato a mano, all’aperto —, ma il soggetto è preso dal mondo di tutti i giorni, e chi passa nel parco di Millstatt lo riconosce senza bisogno di sapere niente.
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Le due anatre grandi da vicino: il marmo ha preso i licheni, e le venature rosate del blocco corrono lungo il dorso. Foto: Mefusbren69, Wikimedia Commons, pubblico dominio -
D’inverno la lastra si copre di neve, e l’acqua di pietra torna a somigliare a uno stagno gelato. Foto: Herzi Pinki, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 -
La targhetta posata sulla lastra: il titolo, il nome dell’artista e il paese. Chi l’ha incisa ha perso per strada una lettera del cognome. Foto: Herzi Pinki, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0