U progu życia
Sulla soglia della vita · mogano, parco di Płock, 1970
Nel parco cittadino di Płock, tre grandi masse di mogano posate sulla terra battuta. Sono forme piene e chiuse, ciascuna scavata in un modo diverso; in una la parete si apre, e nel vano è scolpito un bambino seduto.
È la prima opera che Antonina lascia all’aperto, e l’inizio di tutto quello che l’atlante di questo sito racconta. È anche la prima volta che compare la forma su cui tornerà per decenni: un volume chiuso che si apre e trattiene qualcuno.
L’opera
Il gruppo nel parco, in una stampa d’epoca dell’archivio di famiglia: le tre masse in fila, e a destra quella che si apre.
Fotografia: archivio della famiglia, stampa d’epoca.
Tre masse sulla terra
Come sono fatteLe tre forme non hanno una faccia principale: sono volumi pieni, larghi come massi, e da ogni lato mostrano un profilo diverso. Ciascuna è scavata a modo suo — una si piega in avanti sopra una fenditura, una si apre in una conca profonda che le attraversa il fianco, la terza si arrotola su sé stessa come un guscio. Alcune posano su dadi di legno squadrati, altre direttamente sulla terra.
Da vicino si vede la lavorazione: le grandi curve sono levigate, mentre le superfici che le raccordano portano i colpi della sgorbia, fitti e paralleli come un tratteggio. È la stessa mano che negli stessi anni scava i grandi legni da interno, portata alla scala di un parco.
E il legno lavora. Già nelle fotografie d’epoca lunghe fessure scendono lungo le masse, seguendo la fibra: sono i primi anni all’aperto, e si vedono.
Un piede oltre il bordo
La massa che si apreIn una delle tre la parete si schiude. Il bordo superiore si arrotola in avanti come una palpebra e sotto se ne stacca un secondo lobo; dentro il vano che ne risulta siede un bambino nudo, la testa grande dei piccolissimi, le mani raccolte al petto attorno a qualcosa di tondo.
È l’unica cosa, in tutto il gruppo, che somigli a qualcosa. Attorno a lui non c’è un solo dettaglio: solo volume, e il tratteggio della sgorbia. Lui invece è modellato fino ai lineamenti del viso, e la carne dei piedi e delle mani è liscia dove il legno intorno è ruvido.
Un piede però scavalca il bordo del vano e posa fuori, sulla superficie esterna della massa. Il bambino non è chiuso dentro: sta sulla soglia, che è quello che dice il titolo.
La prima all’aperto
Płock 1970, e quello che viene dopoPrima di questa, il lavoro di Antonina sta nelle sale: i grandi legni da interno, le mostre di gruppo, il diploma. Płock è la prima volta che una sua opera resta fuori, esposta al tempo e a chi passa — ed è il punto da cui parte la sequenza che l’atlante di questo sito percorre: la Skarpa di Varsavia, Zamość, Mielec, il quartiere Praga, Nieporęt, e poi i simposi all’estero.
Nel 1974 il gruppo è a Varsavia. Compare nell’elenco delle opere della personale alla Stara Kordegarda dei Łazienki, accanto a «Wygnanie», a «Hiroszima» e a «Smętek»; quella mostra vale ad Antonina il premio della Società degli Amici delle Belle Arti per la migliore esposizione individuale dell’anno nelle sue gallerie.
E la forma che qui appare per la prima volta — un volume chiuso che si apre e trattiene qualcuno — non se ne va più: torna in una tela del 1981, nel bronzo dell’anno dopo, in una sfera che si schiude su un neonato.