Sala monografica — Le opere

Łza poznania

Lacrima della conoscenza · Belluno, 1993

Un tronco alto un metro e mezzo, lavorato per intero a colpi di sgorbia: non resta un palmo liscio, e la luce si posa sulla scaglia come sulle squame di una pigna. In alto due cavità scavate a fondo, divise da un setto sottile dietro il quale la luce passa da parte a parte; sotto, la massa scende piena fino a terra.

Nasce in piazza, davanti a chi passa, nella settimana di San Martino del 1993: è l’ottava Ex Tempore internazionale di scultura su legno di Belluno, e Antonina è l’ospite arrivata da Varsavia. Il 14 novembre la giuria le assegna uno dei premi del Consorzio Centro Belluno.

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L’opera

Il tronco in piedi: la scaglia della sgorbia su tutta la superficie, le due cavità in alto e il diaframma di legno che le separa.

Scultura in legno chiaro alta un metro e mezzo, un tronco intero lavorato a colpi di sgorbia su tutta la superficie: nella parte alta due grandi cavità scavate a fondo, divise da un sottile diaframma di legno dietro il quale passa la luce; sotto, la massa scende piena fino alla base
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Fotografia: archivio della famiglia.

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La piazza come laboratorio

Belluno · settimana di San Martino, 1993

A Belluno la festa del patrono si celebra da otto anni con una gara di scultura. Venti artisti, venti tronchi di cirmolo, e per ciascuno una postazione nei punti di passaggio della città: si lavora all’aperto per i giorni della festa, e chi passa si ferma a guardare.

I più insistenti sono gli studenti, che secondo la cronaca locale prendono d’assalto le postazioni e bombardano di domande gli artisti. Il quotidiano nazionale che si occupa della manifestazione insiste sulla stessa cosa, e la mette al principio:

Non capita tutti i giorni la possibilità di osservare dal vivo la nascita di un’opera d’arte: guardare l’artista mentre lavora, discutere con lui tecniche e linguaggi espressivi.
Marco Perale, «Sculture in cirmolo a Belluno», il Giornale, 12 novembre 1993

Per lei non è una novità. A Hoyerswerda nel 1977 e a Rostock l’anno dopo aveva scolpito dentro due giardini zoologici, con i visitatori che passavano accanto al cantiere per tutta l’estate. A Belluno cambia il tempo: là erano due mesi, qui sono i giorni di una festa cittadina, e il legno va cavato fino in fondo prima che il patrono arrivi.

La cronaca la registra fra quelli venuti da lontano — «dalla capitale della Polonia, Varsavia» —, accanto a uno scultore altoatesino che lavora in Scandinavia e a uno arrivato da Lecce.

Pagina di quotidiano del 12 novembre 1993, sezione Turismo: il titolo «Sculture in cirmolo a Belluno» e, al centro, una fotografia in bianco e nero dei portici di piazza delle Erbe con una statua sotto le arcate
La pagina da cui viene la frase. In colonna, sottolineate a penna da chi ha messo via il ritaglio, le parole «in arrivo questa volta dalla Polonia». il Giornale, 12 novembre 1993 — testo di Marco Perale.
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Il diploma e la cronaca

Belluno · 14 novembre 1993

Il 14 novembre, nella sala grande del Centro diocesano, si premia davanti a una folla. Il premio «Città di Belluno» va a Franco Maschio di Maiano, per un’opera intitolata «San Martino 93, Atto d’amore»; il Consorzio Centro Belluno ne assegna altri quattro, e uno è di Antonina.

La cronaca del Gazzettino dice per che cosa: «per la migliore espressione tecnica Antonina Wysocka-Jonczak di Varsavia con l’opera “Lacrima delle cognizioni”». La pergamena che si è portata a casa — calligrafia gotica, un fregio miniato che scende lungo il margine, la data in coda fra due svolazzi — porta scritte altre due parole: «per la migliore espressione artistica». Quel premio, secondo lo stesso giornale, era andato a un altro scultore, Giancarlo Carraro di Mirano.

Sul foglio non compare nessun nome. È una carta che nomina la categoria e non la persona, e quale delle due formule le appartenga lo dice la cronaca, non la calligrafia.

Diploma su carta pergamenata con calligrafia gotica e fregio miniato a colori lungo il margine: «VIII Ex Tempore di Scultura su Legno, premio “Consorzio Centro Belluno” per la migliore espressione artistica, Belluno 14 novembre 1993»
Il diploma del Consorzio Centro Belluno, 14 novembre 1993. Documento dell’archivio della famiglia.
Pagina di quotidiano intitolata «“Atto d’amore” di Franco Maschio», con due fotografie di premiati che reggono una coppa e una targa, e sotto tre colonne che elencano i premi dell’ottava Ex Tempore
«Il Gazzettino», Belluno, 15 novembre 1993. In terza colonna: «per la migliore espressione tecnica Antonina Wysocka-Jonczak di Varsavia con l’opera “Lacrima delle cognizioni”». Ritaglio dell’archivio della famiglia.
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L’anno dopo

Belluno · novembre 1994

Torna. Il 12 novembre 1994 il Gazzettino presenta con una scheda ciascuno i cinque scultori della nona edizione, e la prima è la sua: Vilnius 1942, l’accademia di belle arti di Varsavia dal 1960, il diploma con Marian Wnuk nel 1966. Poi il giornale prova a dire come lavora.

Ama lavorare esclusivamente con le mani, Antonina, e con i pochi, antichi strumenti che da sempre appartengono alla sua arte, per non disperdere i messaggi della materia che sta lavorando, per poterne cogliere, attimo dopo attimo i cambiamenti, anche minimi, e potere da questi stessi venire ispirata.
«Ex Tempore — obbiettivo sugli scultori», Il Gazzettino, 12 novembre 1994

È una delle poche volte in cui la sua poetica è stata scritta in italiano, e a scriverla è la cronaca di un quotidiano mentre lei era al lavoro sotto i portici. Anche quell’anno la giuria la premia, e l’opera è «Mój dom» — la mia casa: un tronco alto un metro e quaranta, la testa una calotta liscia sopra due spalle appena accennate, e sul petto un rilievo a gradini che si legge come una scala o come una casa vista di taglio.

In una fotografia di quella settimana Antonina è accanto al legno appena finito, sotto il telo bianco della postazione: dietro di lei i portici della piazza, ai piedi del tronco i trucioli.