Serie S.07 — Vocabolario formale

La goccia

Lacrime e gocce · una forma in quattro materie

Una punta in alto, un corpo pieno in basso. È una forma ricorrente nel lavoro di Antonina, che la riprende in materiali diversi: la scava nel legno, la incide nel granito, la taglia nel marmo, la modella nella creta e la smalta di rosso.

I titoli la chiamano in due modi, e non sono sinonimi: «łza» è la lacrima, «kropla» la goccia. La prima viene da un occhio, la seconda da un cielo o da una fonte — e le opere si dividono fra le due parole senza che la forma cambi.

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La stessa forma, tre materie

Le tre opere che portano la goccia nel titolo e non appartengono ad altre serie: il legno del 1993, il marmo del 1996, la ceramica senza data.

02

Che cosa fa la forma

Sette volte, e mai lo stesso mestiere

La goccia cambia mestiere a ogni materia. Nel legno è un vuoto: due cavità scavate a fondo, e la forma è l’aria che resta. Nel bronzo e nel granito è un rilievo al centro di un disco raggiato — la stessa composizione, otto anni e due materie di distanza. Nel marmo e nella ceramica sta da sola, senza niente attorno, e allora si moltiplica: due elementi, ventotto, sette.

E una volta sola non è l’opera, ma quello che l’opera contiene: in «Nadzieja», dentro il varco fra le due metà del busto. Due delle sette stanno infatti in altre serie — la pietra di Buddusò fra le Pietre da parco, il busto fra i Subiektywny —, perché lì la goccia è un elemento e non il soggetto. Qui si vedono insieme lo stesso, che è l’unico modo di accorgersi che sono la stessa cosa.

La forma ritorna anche sulla carta, nei fogli di progetto: stele con la goccia incavata, lastre con due gocce in rilievo, blocchi scavati attorno a un nucleo sospeso. È il vocabolario di un decennio.