Sala monografica — Le opere

Wygnanie

Esilio · Orońsko, 1968

Dieci elementi: figure di mogano alte come persone, avvolte nel legno come in un mantello, i volti appena affiorati; e in mezzo a loro, posati a terra, grandi piedi nudi intagliati nell’olmo chiaro. Wygnanie — l’Esilio — è la prima delle grandi composizioni lignee, e la prima opera corale di Antonina: una folla in cammino, scolpita a ventisei anni.

Questa sala ne racconta il mezzo secolo di scena: la nascita a Orońsko, la lettura che ne ha dato la critica, le mostre dal 1969 al 2021 — e la regola, tutta sua, per cui nessun allestimento somiglia al precedente.

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L’opera

Due volte lo stesso gruppo, a mezzo secolo di distanza: appena nato, all’aperto fra gli alberi, e oggi nella sala del museo che lo conserva — dove si contano tutti e dieci gli elementi.

Wygnanie: gruppo di alte figure lignee scavate, in piedi su terra battuta sotto gli alberi; fra loro, appoggiati a terra, i grandi piedi scolpiti nel legno chiaro
Wygnanie nella sala del museo: sei figure lignee verticali di altezze diverse e quattro grandi piedi di legno posati sul pavimento chiaro, davanti alle grandi finestre

Fotografie: archivio della famiglia e Centrum Rzeźby Polskiej, Orońsko.

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Il cammino

Una folla in esilio · 1968

Il gruppo nasce a Orońsko nel 1968, all’inizio della stagione dei grandi legni. Il tema è l’erranza: figure verticali e quasi mute, tronchi incamminati che stanno insieme come una colonna di profughi — e già l’anno dopo l’opera è in mostra a Varsavia, alla collettiva «Warszawa w sztuce».

Il 1969 è l’anno in cui esce, e non esce da sola. Nei cataloghi delle collettive di quella stagione Wygnanie compare accanto a un progetto di monumento per Oświęcim e a una serie di placche di terracotta intitolata Martyrologia: il gruppo nasce dentro il lavoro di una generazione che sta scolpendo la guerra e i suoi esiti. Ma il titolo che l’artista sceglie non nomina un fatto — nomina una condizione, quella di chi cammina.

Chi la vede allora guarda subito in basso. Elżbieta Dzikowska, sul settimanale «Stolica» dell’ottobre 1969, scrive che nella composizione le sculture di piedi umani hanno un’espressività ancora maggiore delle figure. L’anno dopo, alla grande rassegna della Zachęta, la recensione di «Słowo Powszechne» la descrive così:

„Wygnanie” Antoniny Wysockiej-Jonczak, świetnie rzeźbione w drzewie i przedstawiające samotnie wędrujące postacie ludzkie […] i stopy — symbole udręki, odchodzenia. Na całość kompozycji składa się 10 dużych elementów.

«Wygnanie» di Antonina Wysocka-Jonczak, mirabilmente intagliata nel legno, raffigura figure umane che vagano sole […] e piedi — simboli di tormento, del partire. La composizione consta in tutto di dieci grandi elementi.

«Słowo Powszechne», rubrica «Z Zachęty», 1970

Quarant’anni dopo la lettura non cambia, e si fa più precisa. Nel saggio della personale di Orońsko del 2011 la curatrice chiama le figure «ludzie-kłody», uomini-ceppi, e i piedi «zmutowane», mutati: ingigantiti perché è lì che sta il senso dell’opera — per chi è in esilio i piedi sono la speranza di un domani migliore, e gli uomini-ceppi li seguono senza volontà propria.

Nel 2015 il gruppo entra nella collezione del Centrum Rzeźby Polskiej: a donarlo è Teresa, la sorella dell’artista, e il museo lo registra come opera firmata in dieci elementi. Wygnanie torna così, per restare, nel luogo dove era nato.

Mezzo secolo in mostra
  • «Warszawa w sztuce» zpap foksal, varsavia · 1969
  • Rzeźba młodych mostra nazionale · 1969
  • «25 lat rzeźby warszawskiej» zachęta, varsavia · 1969–1970
  • Stara Kordegarda łazienki, varsavia · 1974
  • KMPiK «Mały Rynek» cracovia · 1988 circa
  • «Przemijanie» siedlce · 2009
  • «Zatrzymana w drodze» orońsko · 2011
  • «Wspomnienie» siedlce · 2021

Le esposizioni documentate del gruppo: cinquant’anni di sale, dalle collettive varsaviane del 1969 alla personale di Siedlce del 2021.

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La scena

Ogni mostra, un allestimento

Un’opera a più elementi non ha una posa fissa: le figure si dispongono a ogni mostra in modo nuovo — su sabbia, su drappo, in giardino o in sala — e la disposizione appartiene all’allestimento, non all’opera. Due allestimenti diversi non sono due opere: è la stessa folla, ferma in un altro punto del cammino.

Le fotografie degli allestimenti lo mostrano meglio di ogni regola. In una stampa d’epoca il gruppo sta su una pedana bassa, davanti a un fondale di tendaggi chiari, e le parti si contano una per una: sei figure e quattro piedi, dieci — esattamente il numero che il recensore della Zachęta aveva messo per iscritto. In una sala di museo le figure si raccolgono in un angolo, coi piedi sparsi fra loro sul parquet; a Siedlce, nel 2021, si aprono in due gruppi lungo la parete. La stessa opera, mai la stessa scena.

  • Stampa in bianco e nero: le figure lignee di Wygnanie e quattro grandi piedi disposti su una pedana bassa in una sala, davanti a un fondale di tendaggi chiari, con il parquet a spina in primo piano
    Il gruppo su una pedana, in una stampa d’epoca: sei figure e quattro piedi, tutti e dieci gli elementi in un colpo d’occhio.
  • Le figure di mogano di Wygnanie disposte nell’angolo di una sala di museo, coi grandi piedi di legno sparsi sul parquet fra loro
    Le figure e i piedi raccolti nell’angolo di una sala, in uno degli allestimenti a museo.
  • Le figure lignee di Wygnanie in due gruppi lungo la parete chiara di una sala, coi piedi scolpiti appoggiati sul parquet fra le figure
    Wygnanie alla personale «Wspomnienie», Muzeum Regionalne di Siedlce, 2021.
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Le sue parole

Il vocabolario dell’artista · 2009

Nel 2009, presentando la personale di Siedlce, Antonina scrive di sé una pagina sola. Dice che ogni forma porta un messaggio, e che scolpire serve a rompere lo schema già imparato e a ricostruire da capo il mondo delle sensazioni. Poi dice che cosa può mostrare, attraverso la forma: e sono sette parole in fila.

La gamma dei significati
  • płacz il pianto
  • droga il cammino
  • ból il dolore
  • wzniosłość l’elevazione
  • przemijanie il trascorrere
  • wygnanie l’esilio
  • nadzieja la speranza

Il titolo che aveva dato a un gruppo di legni quarant’anni prima è, in bocca sua, una categoria del proprio lavoro: non il soggetto di un’opera, ma uno dei modi in cui guarda le persone — «ciò che è e che è stato vicino a me, importante, e insieme leggibile per gli altri». La pagina si chiude con l’immagine che tiene insieme tutto il resto:

W pewien umowny sposób określając formę przez znak, skrót, symbol, archetyp mogę odkrywać mój świat i dzielić się z innymi, są to moje linie papilarne w rzeźbie.

Definendo la forma per convenzione — per segno, sintesi, simbolo, archetipo — posso scoprire il mio mondo e condividerlo con gli altri: sono le mie impronte digitali nella scultura.

Antonina Wysocka-Jonczak, testo d’artista · catalogo della personale di Siedlce, 2009