Sala monografica — Le opere

Hiroszima

Quattro elementi · 1969

Quattro alte tavole di legno, in piedi una accanto all’altra. In ciascuna una figura umana è stata tolta, non aggiunta: quello che si vede è il vuoto che il corpo ha lasciato — una sagoma passante, scavata nello spessore, che a seconda della luce si legge come persona o come assenza.

È la forma di un fatto preciso. A Hiroshima, dopo l’esplosione, sulle superfici restarono le ombre delle persone vaporizzate. Hiroszima è del 1969, l’anno dopo Wygnanie: sono i due gruppi con cui, a poco più di vent’anni dalla guerra, Antonina apre la sua opera.

01

L’opera

Il gruppo appena fatto, all’aperto, e il gruppo oggi in una sala: le stesse tavole, la stessa fila, quarant’anni di distanza.

Hiroszima in una stampa d’epoca: alte tavole di legno piantate sull’erba, ciascuna incisa da una sagoma umana passante; sullo sfondo tettoie e un muro di mattoni
Hiroszima in una sala dalle pareti chiare: quattro tavole di legno scuro in piedi sul parquet, con le sagome umane scavate nello spessore
02

Perché non Auschwitz

Le parole dell’artista · 2009

Il gruppo non nasce da una commissione. Sono anni in cui il tema del martirologio è dappertutto — nelle collettive, nei concorsi, nei cataloghi —, e quarant’anni dopo, presentando la propria personale, Antonina spiega perché scelse di girare al largo dal nome che tutti si aspettavano.

Ciągle był to czas powojenny. Dużo było wtedy tematów, związanych z martyrologią. I żeby nie robić „Oświęcimia” […] pomyślałam o Hiroszimie. Tam też było umieranie, i tak samo były ofiary wojny. […] A mi – poprzez fakt zagłady człowieka – stała się wtedy bardzo bliska.

Era ancora tempo di dopoguerra. C’erano allora molti temi legati al martirologio. E per non fare «Auschwitz» […] pensai a Hiroshima. Anche là c’era il morire, e c’erano allo stesso modo le vittime di una guerra. […] E a me — attraverso il fatto dell’annientamento dell’uomo — quel luogo divenne allora vicinissimo.

Antonina Wysocka-Jonczak, intervista · «Tygodnik Siedlecki», 2009

Il male di cui parla non ha una nazione e non ha un confine, e per dirlo l’artista sceglie il punto più lontano che conosca — una città dall’altra parte del mondo, dove un’arma nuova ha cancellato delle persone lasciandone il contorno.

Il legno lo dice meglio della pietra. Il catalogo della personale del 1974 — il più vicino all’opera — elenca mansonia e mogano: la mansonia è un legno africano che il commercio chiama noce d’Africa, ed è quasi certamente lo stesso legno che gli elenchi più tardi chiamano semplicemente noce. È un legno con una venatura lunga e visibile, e la sagoma tolta la attraversa come un’ombra attraversa un muro.

03

Due giorni prima

Le tavole a terra · giugno 2008

Quarant’anni dopo, il gruppo torna in mostra. Tre fotografie di famiglia, scattate a due giorni di distanza, dicono che cosa vuol dire rimettere in piedi una scultura fatta di pezzi separati.

Il 21 giugno del 2008 le tavole sono ancora distese sul pavimento di una sala, una accanto all’altra, con le sagome rivolte in alto: viste da sopra si leggono tutte insieme, e le assenze si allineano come parole su una riga. Antonina è inginocchiata sul parquet e ci passa sopra uno straccio, una tavola alla volta. Ha sessantacinque anni, e il legno che sta ripulendo l’ha intagliato quarant’anni prima.

Due giorni dopo, alle due del pomeriggio, le tavole sono in piedi nell’angolo della sala, accostate come si accostano le persone in fila.

  • Antonina Wysocka-Jonczak inginocchiata sul parquet di una sala, china su una lunga tavola di legno distesa a terra, mentre ne pulisce la superficie con uno straccio
    21 giugno. Una tavola alla volta, con uno straccio.
  • Le tavole di Hiroszima distese in fila sul pavimento di una sala, con le sagome umane scavate rivolte in alto; dietro di loro l’artista, e sul fondo altre tavole già in piedi
    21 giugno. Il gruppo a terra; sul fondo, le prime tavole sono già in piedi.
  • Le quattro tavole di Hiroszima in piedi nell’angolo di una sala dalle pareti chiare, viste da vicino, con le sagome umane passanti una dietro l’altra
    23 giugno. In piedi nell’angolo della sala, l’una contro l’altra.
04

I negativi

La lettura della critica · 2011

Nel 2011, presentando la personale di Orońsko, la curatrice torna sul gruppo e ne dà la lettura più precisa che sia stata scritta: dice che cosa sono, esattamente, quelle sagome mancanti — e perché tacciono invece di gridare.

Tam, na miejscu, po wielkim wybuchu, zostały cienie ludzi, którzy wyparowali. Artystka ślady po nich odcisnęła w fakturze drewna – to negatywy postaci […], krzyczące swoim tragizmem mocniej niż dynamiczna ekspresja.

Là, sul posto, dopo la grande esplosione, restarono le ombre delle persone che erano evaporate. L’artista ne ha impresso le tracce nella venatura del legno — sono negativi di figura […], che gridano il loro tragico più forte di qualunque espressione dinamica.

Testo critico della personale «Zatrzymana w drodze» · Centrum Rzeźby Polskiej, Orońsko, 2011

È il rovescio esatto del mestiere: uno scultore aggiunge una figura al mondo, e qui la figura viene sottratta. Il gruppo si guarda in fila, e in fila le assenze si allineano come una folla che non c’è più — la stessa idea di Wygnanie, dove una folla cammina, girata al negativo.

Quel passaggio esiste anche su carta. Un foglio a penna lo percorre in nove studi allineati: si comincia da una figura in piedi dentro un vano rettangolare, disegnata a contorno; poi la figura si assottiglia e il blocco gira di spigolo per mostrare il proprio spessore; alla fine il corpo non è più disegnato — è lasciato in bianco, e a essere tratteggiato fitto è il legno tutt’attorno.

Il foglio non porta data e non dice a quale dei due gruppi guardi: la sottrazione è la stessa qui e in Wygnanie. La sola ragione per leggerlo accanto a queste tavole è che in tutti e nove gli studi il rettangolo resta — mentre in Wygnanie la lastra finisce per prendere essa stessa il profilo della figura, e i piedi si staccano e vanno a terra.

Foglio a penna con nove studi allineati: in alto a sinistra una figura in piedi dentro un vano rettangolare disegnata a contorno; accanto lastre viste di spigolo; in basso e a destra la sagoma umana lasciata in bianco mentre il campo attorno è coperto di tratteggio obliquo fitto
I nove studi, da sinistra: la figura dentro il vano, il blocco girato di spigolo, e infine il corpo lasciato in bianco col legno tratteggiato attorno.
Dove è stata vista
  • Stara Kordegarda personale · varsavia, 1974
  • «Przemijanie» museo regionale · siedlce, 2009
  • «Zatrzymana w drodze» centro della scultura polacca · orońsko, 2011

Le esposizioni documentate del gruppo: la personale varsaviana del 1974, che ne stampa per la prima volta materiali e misure, e le due grandi personali degli anni Duemila. L’opera è oggi al museo di Siedlce.